Cervasca riscopre la castagna
che porta il suo nome:
"La Cervaschina"

Una parte considerevole del territorio del Comune di Cervasca è costituita da boschi, di cui il castagno è nettamente predominante. Partendo dai seicento metri del Capoluogo S. Stefano sino ai circa mille metri della frazione Pratogaudino se ne possono infatti annotare diverse varietà. La "Cervaschina" trova il suo habitat ideale nella prima fascia, la più bassa. Da parecchi decenni la denominazione "cervaschina" era stata sempre più accantonata, soppiantata dai termini   "selvaschina" o più volgarmente "tempuriva". A sostegno della veridicità del termine "Cervaschina" si fa riferimento all’agronomo Carlo Remondino, Direttore della Cattedra ambulante di Agricoltura della Provincia di Cuneo, il quale, durante la Settimana del Castagno, ciclo di studi e dibattiti tenutosi nel lontano 1922, cita espressamente il termine "cervaschina" o "tempuriva". Proprio per dare giusto risalto al prodotto che porta il nome di Cervasca, l’Amministrazione comunale, coadiuvata dalla generosa, fattiva e determinante collaborazione di Aurora e Luigi Falco, ha voluto partecipare ufficialmente alla manifestazione della Fiera del Marrone alllestendo un proprio stand, al fine di rilanciare la sua castagna.

Quali sono le caratteristiche della "cervaschina"? La più significativa, fra le tante,  è forse quella di giungere a maturazione assai precocemente, già nelle ultime settimane di settembre; ciò è dovuto in particolar modo alla posizione geografica di Cervasca, ubicata più a sud rispetto ad altri comuni ricchi di castagneti . Essendo la prima, riesce a spuntare sul mercato un prezzo migliore; essa, per tale motivo, viene abbacchiata proprio per anticiparne la caduta, tanto che per agevolare l'operazione, le piante venivano e vengono tenute più basse.

Al fine di far conoscere i boschi e le sue borgate collinari è stato ripristinato, grazie alla sezione giovanile del Cai cervaschese, il vecchio sentiero che collega le frazioni di Aranzone e Pratogaudino, il Santuario di San Maurizio e San Michele, con il Capoluogo. In molti tratti si è dovuto ricostruire completamente il tragitto originario, cancellato dal passare del tempo. E’ stata poi sistemata la segnaletica di riferimento con tempi di percorrenza e indicazioni dei luoghi. L’anello è percorribile a piedi o in mountain bike. Si parte dalla piazza del Municipio e attraverso via Asilo si raggiungono i primi contrafforti collinari. Una salita, questa, piuttosto ripida, durante la quale ci si può fermare ad ammirare in lontananza il Monviso, e fra castagni, raggiungere la frazione Aranzone. Qui si abbandona il bosco per entrare in un paesaggio con vegetazione più rada, fino al colle Lireta, stupenda balconata sulla pianura cuneese, per lambire poi la "lousera", da dove un tempo si ricavavano le ardesie per i tetti di tutta la zona cervaschese. Si raggiunge quindi la frazione disabitata di Pratogaudino (1000 metri di quota), tipico esempio di architettura povera collinare. Si risale al bosco dell’Impero ridiscendendo al Santuario della Madonna degli Alpini, che oltre al ricordo dei dispersi in Russia, conserva ancora tracce in parte riportate alla luce dal gruppo Alpini di Cervasca, delle fortificazioni del castello di San Maurizio, costruzione risalente al XI secolo, distrutta dai cuneesi alla fine del 1300 per cacciare le bande di ventura degli Armagnacchi. Il sentiero ridiscende al Capoluogo toccando la frazione San Michele. La passeggiata si snoda su 12 chilometri. Da non perdere, dopo la bella e riposante passeggiata, una sosta ristoratrice nelle trattorie per la degustazione dei piatti tipici cervaschesi.