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Giovedì, 01 Luglio 2021

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA



REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA


Vedi anche: https://www.comitatogiustiziagiusta.it/

QUESITO REFERENDARIO 1
RIFORMA DEL CSM
Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto
da magistrati eletti. Oggi su capacità e competenza prevale il sostegno delle correnti: con il sì al referendum se ne elimina il peso
nella selezione delle candidature, colpendo il “correntismo” e il condizionamento della politica sulla giustizia.
Che cos’è e come funziona il CSM?
È presieduto dal Presidente della Repubblica che è membro di diritto al pari del Presidente della Suprema Corte
di Cassazione e del Procuratore Generale presso la stessa corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati,
scelti tra i magistrati, mentre il restante terzo viene eletto dal Parlamento in seduta comune. Un magistrato che voglia candidarsi
a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 fi rme e, pertanto, nei fatti deve avere il sostegno di una delle correnti.
Tra le più note vi sono Magistratura indipendente, Unicost e Area.
Che ruolo hanno le correnti dopo queste elezioni?
Le correnti sono diventate i “partiti” dei magistrati e infl uenzano le decisioni prese dall’organo: come ha dimostrato il “caso
Palamara”, intervengono per favorire l’assegnazione di incarichi ai suoi componenti, decidono trasferimenti e nuove
destinazioni. Si muovono in un’ottica di promozione del gruppo e non sono certo utili per garantire giustizia ai cittadini.
Spesso agiscono con una logica spartitoria e consociativa, cosicché le decisioni sono prese all’unanimità per “pacchetti” concordati
tra i capicorrente.
Che cosa succede se voto sì?
Viene abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto, di trovare da 25 a 50 fi rme per presentare la candidatura.
L’attuale obbligo impone a coloro che si vogliano candidare di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere
ad esse iscritti. Con il sì, si tornerebbe alla legge originale del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero
proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura. Avremmo così votazioni che mettono
al centro il magistrato e le sue qualità personali e professionali, non gli interessi delle correnti o il loro orientamento politico.
QUESITO REFERENDARIO 2
RESPONSABILITÀ DIRETTA DEI MAGISTRATI
Il cittadino colpito da accuse inesistenti o che fi nisce in carcere da innocente oggi non può chiedere direttamente conto al magistrato
dei suoi errori. Ci si può rivolgere genericamente contro lo Stato, che poi dovrebbe rivalersi sul singolo magistrato, ma di fatto
chi ha sbagliato non paga quasi mai. Votando sì, introduciamo la possibilità di chiamare direttamente in causa il magistrato
che ha commesso l’errore, così come vuole l’art. 28 della Costituzione. Tutti i pubblici funzionari devono essere responsabili e pagare per
abusi, azioni dolose o gravi negligenze.
I magistrati pagano per i loro errori?
La Costituzione (art. 28) vuole che ogni singolo funzionario, compresi i giudici, siano direttamente responsabili per i danni causati
nell’esercizio delle proprie funzioni. Oggi però i magistrati, a diff erenza di tutti gli altri funzionari, non possono essere chiamati
a rispondere direttamente. Il cittadino può rivolgersi solo allo Stato. Questo meccanismo è un ingiustifi cato favoritismo verso alcuni
funzionari rispetto agli altri e anche ai comuni cittadini. Favorisce il privilegio e annacqua la responsabilità del magistrato.
Se si è vittime di un’ingiustizia non si possono chiedere i danni?
Il cittadino danneggiato può rivolgersi direttamente solo contro lo Stato. I dati confermano l’ineffi cacia dell’attuale disciplina:
dal 1988 a oggi sono solo poco più di 400 le cause avviate da cittadini nei confronti dello Stato per responsabilità dei magistrati
e solo quattro si sono concluse con l’accertamento della colpevolezza. Gli errori hanno anche un costo: per ogni giorno
di ingiusta detenzione lo Stato riconosce alla vittima 235,82 euro di risarcimento.
Che cosa succede se voto sì?
Introduciamo la possibilità di chiamare direttamente in causa il magistrato che ha procurato illecitamente il danno.
I magistrati saranno considerati alla pari di tutti i funzionari pubblici: chi sbaglia paga, stop a regimi privilegiati. Lo scopo è quello
di responsabilizzare i magistrati, preservarne l’onorabilità di corpo e scongiurare abusi, azioni dolose o gravi negligenze.
QUESITO REFERENDARIO 3
EQUA VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI
La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni
fatte anche dai Consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura.
Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa. Con
il referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere
voce in capitolo nella valutazione.
Consigli giudiziari: chi li compone e come lavorano?
Sono organismi territoriali composti da magistrati, ma anche da membri “non togati”: avvocati e professori universitari in materie giuridiche.
Questa componente laica, che rappresenta un terzo dell’organismo, è però esclusa dalle discussioni e dalle votazioni che attengono
alle competenze dei magistrati, limitata al ruolo di “spettatore”. Solo i magistrati, dunque, hanno oggi il compito di giudicare
gli altri magistrati. Una condizione che è addirittura in contrasto con lo spirito della Costituzione, che ha voluto che nel CSM vi fosse
una componente non togata con eguali poteri dei componenti magistrati.
Che cosa succede se voto sì?
Con il sì viene riconosciuto anche ai membri “laici”, cioè avvocati e professori, di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato
dei magistrati.
QUESITO REFERENDARIO 4
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI
Ci sono magistrati che lavorano anni per costruire castelli accusatori in qualità di PM e poi, d’un tratto, diventano giudici.
Con un sì chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice che sia veramente “terzo” e trasparenza
nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante
tutta la vita professionale. Basta con le “porte girevoli”, basta con i confl itti di interesse che spesso hanno dato luogo a vere
e proprie persecuzioni contro cittadini innocenti.
Che diff erenza c’è oggi tra i magistrati che accusano e quelli che giudicano?
Nessuna. Nel corso della carriera, gli stessi magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.
Si alternano nelle diverse funzioni. È capitato che lo facessero anche nel corso dello stesso processo.
Questa contiguità tra i due ruoli può creare problemi?
Questa contiguità tra il pubblico ministero e il giudice contraddice l’idea che l’attività della parte che accusa (PM) debba restare
distinta da quella di chi giudica. Essa crea uno spirito corporativo tra le due fi gure e compromette un sano e fi siologico antagonismo
tra poteri, vero presidio di effi cienza e di equilibrio del sistema democratico.
Nelle grandi democrazie i PM hanno carriere nettamente separate da quelle dei giudici.
Che cosa succede se voto sì?
Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta
la vita professionale.
QUESITO REFERENDARIO 5
LIMITI AGLI ABUSI DELLA CUSTODIA CAUTELARE
Ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza
anche non defi nitiva. Eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio di “reiterazione del medesimo
reato” faremo in modo che fi niscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi.
Che cos’è la custodia cautelare?
La custodia cautelare è una misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà nonostante non sia stato
ancora riconosciuto colpevole di alcun reato.
Quanti innocenti fi niscono in carcere?
Circa mille persone all’anno vengono incarcerate e poi risulteranno innocenti. Dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati
29.452 casi. L’Italia è il quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare: il 31%,
un detenuto ogni tre. La carcerazione preventiva distrugge la vita delle persone colpite: non arreca solo un grave danno
di immagine, sottoponendole a un’esperienza scioccante, ma ha gravi conseguenze sulla sfera professionale. Il carcere
ha un impatto drammatico sulle famiglie e rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta detenzione nel
2020 sono costati quasi 37 milioni di euro di indennizzi, dal 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi 795 milioni di euro.
Che cosa non funziona?
La custodia cautelare, cioè il carcere preventivo rispetto alla condanna defi nitiva e spesso rispetto a una qualsiasi condanna anche
non defi nitiva, è una pratica di cui si abusa. Da strumento di emergenza è stato trasformato in una vera e propria forma anticipatoria
della pena. Ciò rappresenta una palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e ha costretto
migliaia di donne e uomini accusati di reati minori, addirittura poi assolti, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo.
Che cosa succede se voto sì?
Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi e si abolirebbe la possibilità di procedere
alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione del medesimo reato”. Questa è la motivazione che viene utilizzata
più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente.
QUESITO REFERENDARIO 6
ABOLIZIONE DEL DECRETO SEVERINO
La decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea
dai pubblici uffi ci di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il referendum elimina l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà
di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffi ci.
Che cosa prevede la legge Severino?
Il decreto legislativo che porta la fi rma dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino prevede incandidabilità, ineleggibilità
e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci
e per gli amministratori locali in caso di condanna. Ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente,
la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto
in questione. Per coloro che sono in carica in un ente territoriale basta anche una condanna in primo grado non defi nitiva
per l’attuazione della sospensione, che può durare per un periodo massimo di 18 mesi.
Questa legge ha funzionato e diminuito la corruzione?
Nella stragrande maggioranza dei casi in cui la legge è stata applicata contro sindaci e amministratori locali, il pubblico uffi ciale
è stato sospeso, costretto alle dimissioni, o comunque danneggiato, e poi è stato assolto perché risultato innocente. La legge
Severino ha esposto amministratori della cosa pubblica a indebite intrusioni nella vita politica.
Che cosa succede se voto sì?
Con il sì viene abrogato il decreto e si cancella così l’automatismo: si restituisce ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se,
in caso di condanna, occorra applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici.

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